Epilobio: il rimedio in caso di prostatite e ipertrofia prostatica

Un’altro grande sostenitore dell’epilobio è lo studioso ed agricoltore spagnolo Josep Pàmies, diventato celebre in tutta Europa per le sue coltivazioni di erbe officinali e per la sua aperta campagna mediatica contro le industrie farmaceutiche.

L’epilobio è certamente uno di questi. E’ soprattutto grazie alla celebre guaritrice austriaca, Maria Treben, che questa particolare pianta sta riacquistando auge, soprattutto tra le persone affette da patologie a carico della prostata. Patologie per cui, come detto, l’epilobio rappresenta il rimedio per antonomasia.

  • Epilobium roseum (Epilobio roseo);
  • Epilobium parviflorum (Epilobio a fiore piccolo);
  • Epilobium montanum (Epilobio di montagna);
  • Epilobium lanceolatum (Epilobio lanceolato);
  • Epilobium collinum (Epilobio di collina);
  • Epilobium palustre (Epilobio palustre);
  • Epilobium anagallidifolium (Epilobio anagallidifoglio);

Produttore: Azienda Agricola di Mauro Vallesi
Ingredienti: Epilobio Parviflorum fiori e foglie essiccate
Contenuto: 100 grammi
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Maria Treben consiglia di usare fiori, foglie e fusto di questa pianta per la preparazione di semplici infusi. Si può usare la pianta fresca o essiccata (fresca ha maggiori proprietà).

La salute dalla farmacia del signore
Autore: Maria Treben
Pagine: 103
Note: Illustrato con disegni
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Dopo anni e anni di pratica medica Maria Treben decise di raccogliere e rendere pubblico il suo sapere in un volume intitolato “La salute dalla farmacia del signore“. In questo libro descrive diverse piante officinali e i modi per farne uso al fine di migliorare il proprio stato di salute e far fronte a tantissimi malanni, dai meno gravi, ai più terribili (cancro incluso).

Questo signore ha messo in piedi, diversi anni fa, un’associazione no-profit con il nome di Dulce Revolución, con lo scopo di coltivare diverse piante officinali e soprattutto di diffonderne l’utilizzo affinché i malati possano farne un uso consapevole per migliorare le proprie condizioni di salute. Tra le tante piante presenti nella sua serra in Catalogna, troviamo anche l’epilobio (Epilobium parviflorum).

Josep, in una video-intervista, parla di questa piccola piantina elogiandone le proprietà medicamentose e asserendo di averla scoperta proprio grazie alla lettura del libro di Maria Treben “La salute dalla farmacia del signore“.

Come accennato, grazie all’attività esercitata dai lignani e dalle lectine presenti all’interno delle radici di ortica, l’uso di questa pianta può costituire un ottimo rimedio coadiuvante nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna.
A tale scopo, l’ortica deve essere utilizzata internamente. Generalmente, per trattare questo disturbo, si consiglia l’assunzione di circa 4-6 grammi di droga al giorno.

Urtica dioica, Urtica urens

Gli estratti delle foglie di ortica sono usati a scopo diuretico e antiinfiammatorio, e diversi trial clinici ne confermano tali attività; per quanto riguarda l’azione diuretica, sono indicati come ausilio fitoterapico nelle condizioni di ritenzione idrica e renella, mentre a scopo antiinfiammatorio sono utili nelle sindromi dolorose dei tessuti periarticolari, muscolotendinei ed osteoarticolari.

N.B.: le applicazioni dell’ortica per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere prive di efficacia terapeutica o risultare addirittura dannose per la salute.

Grazie alla spiccata azione diuretica di cui le foglie di ortica sono dotate, il loro utilizzo è stato ufficialmente approvato in caso di infezioni del tratto urinario e di calcoli renali.
Più precisamente, viene sfruttata l’azione naturalmente dilavante delle urine per favorire la risoluzione di infezioni delle vie urinarie e per prevenire la formazione di eventuali calcoli renali.
Per il trattamento delle suddette affezioni, l’ortica viene utilizzata internamente. A titolo indicativo, generalmente, si consiglia l’assunzione di 8-12 grammi di droga al dì. Tuttavia, è bene ricordare che per favorire l’effetto diuretico dell’ortica è necessario assumere adeguate quantità di acqua (indicativamente, almeno due litri al giorno).

Oltre ad essere utilizzata per scopi culinari (previa bollitura), l’ortica viene ampiamente impiegata anche in ambito fitoterapico, grazie alle proprietà che possiede. Infatti, a questa pianta vengono attribuite proprietà diuretiche ed antinfiammatorie; oltre ad essere considerata un valido aiuto nel contrastare l’ipertrofia prostatica benigna.
Le attività diuretiche e antinfiammatorie sono attribuite alle foglie di ortica e, in particolar modo, ai derivati dell’acido caffeico in essa contenuti. Diversi studi clinici condotti in merito hanno confermato queste proprietà della pianta. In particolare, da tali studi è emerso che gli estratti di foglie di ortica esercitano la loro azione antinfiammatoria attraverso differenti meccanismi, quali l’inibizione della sintesi di leucotrieni ad opera dell’enzima 5-lipossigenasi e l’inibizione della produzione di prostaglandine infiammatorie attraverso la via della ciclossigenasi.
Inoltre, le foglie di ortica hanno anche dimostrato di possedere proprietà revulsive.
Gli estratti di radice di ortica, invece, hanno dimostrato una buona attività contro l’ipertrofia prostatica benigna, anche se l’esatto meccanismo d’azione attraverso il quale la pianta svolge tale attività non è ancora stato del tutto chiarito.
Da uno studio condotto in vitro è emerso che l’estratto acquoso di radici di ortica è in grado di inibire in maniera dose-dipendente la capacità di legame della SHBG (Sex Hormone Binding Globulin) ai suoi recettori presenti a livello del tessuto prostatico. Quest’azione sembrerebbe la più probabile nel determinare il ruolo della droga vegetale nell’ipertrofia prostatica benigna.
Tuttavia, da un altro studio condotto in vitro, è emerso che l’estratto metanolico di radici di ortica è anche in grado di inibire l’attività dell’enzima aromatasi a livello della prostata, un enzima responsabile della conversione degli androgeni in estrogeni. In questo studio, quindi, s’ipotizza che anche questo meccanismo d’azione possa contribuire al ruolo terapeutico svolto dalla pianta nei confronti dell’ipertrofia prostatica benigna.
Le suddette attività sono imputabili in particolar modo ai lignani e alle lectine contenuti nelle radici dell’ortica.

Droga costituita da foglie e radici. Nella medicina popolare i preparati a base di radice di ortica erano utilizzati come diuretici, astringenti e per gargarismi.

Le proprietà diuretiche e antinfiammatorie dell’ortica sono note già da tempo alla medicina popolare, che sfrutta le foglie di questa pianta proprio per favorire la diuresi e per il trattamento di reumatismi, artriti, dolori muscolari e dolori articolari. Inoltre, la medicina tradizionale utilizza le foglie di ortica all’interno di preparazioni per uso esterno per contrastare forfora e capelli grassi.
Le radici di ortica, invece, trovano impiego come rimedio interno in caso di reumatismi, edemi, gotta e prostatiti.
L’ortica è sfruttata anche in ambito omeopatico, dove la si può facilmente reperire sotto forma di granuli, tintura madre, gocce orali e macerato glicerico. Questa pianta è impiegata in medicina omeopatica in caso di reumatismi, gotta, ustioni, orticaria (in particolare quella causata dal contatto con piante urticanti) e prurito della cute e del cuoio capelluto.
La quantità di rimedio omeopatico da assumere può essere diversa fra un individuo e l’altro, anche in funzione del tipo di disturbo che si deve trattare e della tipologia di preparazione e di diluizione omeopatica che si vuole impiegare.

N.B.: quando l’ortica viene utilizzata a fini terapeutici, è essenziale utilizzare preparazioni definite e standardizzate in principi attivi, poiché solo così si può conoscere la quantità esatta di sostanze farmacologicamente attive che si stanno assumendo.
Quando si utilizzano preparazioni a base di ortica, le dosi di prodotto da assumere possono variare in funzione della quantità di sostanze attive contenuta. Tale quantità, solitamente, è riportata direttamente dall’azienda produttrice sulla confezione o sul foglietto illustrativo dello stesso prodotto, pertanto, è molto importante seguire le indicazioni da essa fornite.
In qualsiasi caso, prima di assumere per fini terapeutici un qualsiasi tipo di preparazione contenente ortica, è bene rivolgersi preventivamente al proprio medico.

DIAGNOSI

L’esplorazione rettale, (palpazione della prostata attraverso il retto), può rivelare un marcato ingrossamento della ghiandola; è un esame molto soggettivo che dipende dall’abilità dell’urologo. Maggiore precisione al fine della valutazione del volume prostatico è dato dall’ecografia sia sovrapubica che transrettale. L’ecografia inoltre evidenzia il residuo postminzionale, cioè se rimane urina stagnante in vescica dopo aver urinato, che è sintomo importante che la IPB si sta aggravando. Altro segno da valutare è lo spessore delle pareti vescicali, che se incrementa è un altro segno di ostruzione al deflusso urinario. L’ecografia inoltre consente di diagnosticare complicanze frequenti di una IPB trascurata, come diverticoli vescicali, calcoli, o sedimento nel lume dell’organo emuntore.

Resezione transuretrale dell’adenoma prostatico (TURP). Questo prevede la resezione di parte della prostata attraverso l’uretra. Consigliabile per prostate fino a un certo volume, presenta il vantaggio della mini-invasività, ovvero evitare tagli e un recupero postoperatorio più rapido. Esistono anche alcune nuove tecniche per ridurre il volume della prostata ipertrofica, alcune delle quali non sono ancora abbastanza sperimentate per stabilire i loro effetti definitivi. Esse prevedono vari metodi per distruggere parte del tessuto ghiandolare senza danneggiare quello che rimarrà in sito. Fra queste si ricordano: la vaporizzazione transuretrale della prostata (TVP), la laser TURP, la visual laser ablation (VLAP), la Transurethral Microwave Thermo Therapy (TUMT), la Transurethral needle ablation of the prostate (TUNA) e la sua evoluzione tecnologica Prostiva, micro iniezioni di etanolo in situ ed altre ancora allo studio o in via di sperimentazione.

Un’altra procedura chiamata Holmium Laser Ablation of the Prostate (HoLAP), è stata adottata pressoché in tutto il mondo. Analogamente al KTP, il laser per l’HoLAP è un dispositivo con una sonda di 550 micron con una potenza di 100 Watt ed un angolo di riflessione di 70 gradi. La sua profondità di passata è di 2,140nm, che cade nella zona invisibile dell’infrarosso e non può essere visto ad occhio nudo. La profondità di penetrazione del laser ad Olmio è inferiore a 0,5 mm evitando così le necrosi tissutali spesso causate dal laser a profonda penetrazione della tecnica KTP.

EZIOLOGIA:

La uroflussimetria è forse l’esame più utile in IPB, perché evidenzia se tale patologia causa un’ostruzione oppure no. Distingue perciò la IPB significativa da quella non significativa sulla dinamica minzionale. Alcuni parametri come Qmax (velocità di flusso massima) sono usati anche per verificare la risposta alle terapie nel tempo.

Adenomectomia open surgery. Significa rimuovere l’adenoma mediante il tradizionale taglio chirurgico, nella variante trans vescicale (ATV) o infravescicale (Millin). Interventi usati da oltre 50 anni, hanno ancora un’efficacia insuperata anche se con una morbilità perioperatoria che alcuni mettono in discussione, nella realtà attuale di chirurgia mini-invasiva. Interventi tuttora definiti “gold standard” in caso di prostate veramente voluminose.

E’ un fenomeno legato all’invecchiamento ma che in alcuni soggetti è maggiore che in altri, e col passare degli anni può causare una compressione e distorsione dell’uretra prostatica ostruendo la fuoriuscita dell’urina. IPB colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni di età, e fino all’80% degli uomini tra 70 e 80 anni. Tuttavia il numero dei soggetti in cui la IPB diventa sintomatica, cioè costituisce effettivamente un disturbo, è circa la metà. Sono escluse componenti ambientali nell’eziologia della malattia, mentre si è ipotizzato il ruolo di fattori ereditari per l’aumentato rischio di incidenza in parenti di soggetti colpiti dalla patologia.

La IPB può essere una patologia progressiva, specialmente se non curata. L’incompleto svuotamento della vescica può portare all’accumulo di batteri nel residuo vescicale aumentando i rischi di prostatiti e pielonefriti. L’accumulo di urina può, peraltro, portare anche alla formazione di calcoli dovuti alla cristallizzazione di sali nel residuo post-minzionale. La ritenzione urinaria, acuta o cronica, è un’altra forma di progressione della patologia. La ritenzione urinaria acuta è l’incapacità a vuotare completamente la vescica, mentre quella cronica vede il progressivo aumentare del residuo e della distensione della muscolatura della vescica. Chi soffre di ritenzione urinaria cronica, può andare incontro ad una patologia di compromissione renale detta uropatia ostruttiva. L’ipertrofia prostatica benigna non è in grado di provocare deficit erettivo, eventuali influenza sulle capacità erettiva può essere provocato dal dolore che tale patologia ha negli stati più avanzati (causa psicologica)

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