Esami per cancro alla prostata

Se il cancro alla prostata è diagnosticato in una fase precoce, le probabilità di sopravvivenza sono generalmente buone. Circa il 90% dei pazienti nelle fasi I e II vivrà almeno altri cinque anni e il 65-90% vivrà per almeno altri 10 anni. La fase III correla a 70-80% di possibilità di vivere per almeno altri cinque anni. Tuttavia, se il tumore alla prostata viene diagnosticato quando ha raggiunto la fase IV, il paziente presenta una probabilità del 30% di vivere per almeno altri cinque anni.

Il tumore alla prostata è caratterizzato dalla crescita incontrollata di cellule anomale nella ghiandola prostatica. In molti casi, il decorso è lento e la malattia può non causare sintomi per diversi anni. In altri casi, le neoplasie prostatiche possono evolvere in modo aggressivo e dare origine a metastasi. I sintomi si manifestano nelle fasi più avanzate della malattia e possono essere simili a condizioni diverse dal tumore, come la prostatite e l’iperplasia prostatica benigna.

  • Fase I – tumore in stadio precoce, molto piccolo e completamente all’interno della ghiandola prostatica; potrebbe non essere riscontrato durante un esame rettale digitale.
  • Fase II – la massa neoplastica è più grande, ma rimane confinata all’interno della prostata.
  • Fase III – il tumore si estende oltre la prostata, potrebbe aver invaso le vescicole seminali o altri tessuti limitrofi, ma le cellule neoplastiche non hanno ancora metastatizzato ai linfonodi.
  • Fase IV – cancro avanzato, diffuso ai linfonodi o ad altre parti del corpo, tra cui vescica, retto, ossa, polmoni o altri organi (circa il 20-30% dei casi sono diagnosticati in questa fase).

La terapia ormonale viene spesso usata in combinazione con la radioterapia, per aumentare le possibilità di successo del trattamento o per ridurre il rischio di recidive. Inoltre, può essere usata negli uomini con carcinoma della prostata avanzato per alleviare i sintomi, ridurre la massa tumorale e rallentare la proliferazione delle cellule neoplastiche.

  • “T” descrive le caratteristiche del tumore;
  • “N” indica se il tumore si è diffuso ai linfonodi regionali (si trovano accanto alla prostata nella regione pelvica).
  • “M” è riferito alla diffusione del tumore ad altre parti del corpo(metastasi).

Gli ormoni controllano la crescita delle cellule prostatiche. In particolare, il tumore ha bisogno del testosterone per crescere. La terapia ormonale può:

In molti casi, la prostatectomia radicale permette di eliminare le cellule neoplastiche. Tuttavia, il tumore alla prostata può recidivare dopo l’operazione.

Se i sintomi e i risultati dei test fanno sorgere il sospetto di tumore, un urologo può eseguire una biopsia della prostata. Questa indagine è in grado di determinare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico. La procedura, eseguita in anestesia locale, consiste nel prelievo di piccoli campioni (almeno 12), provenienti da diverse aree della ghiandola prostatica. La guida ecografica viene inserita nel retto e vengono effettuati, con un ago speciale, prelievi per via transrettale o transperineale (regione tra retto e scroto). Il patologo analizza i campioni bioptici al microscopio per ricercare le eventuali cellule neoplastiche e stabilire il grado del tumore.

  • Capacità del tumore di invadere i tessuti limitrofi, come la vescica o il retto;
  • Capacità del tumore di metastatizzare ai linfonodi o altre parti del corpo, come le ossa;
  • Grado (punteggio di Gleason);
  • Livello di PSA.
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