Esami urine per prostatite

In caso di prostatite, il medico prescrive uno specifico trattamento ed una terapia da intraprendere, tuttavia alcuni rimedi naturali, casalinghi o omeopatici possono essere adottati per accompagnare la terapia e per prevenire un eventuale peggioramento delle condizioni della prostatite; è di fondamentale importanza ricordare che i rimedi naturali, omeopatici o casalinghi non possono assolutamente sostituire il trattamento prescritto dal proprio medico, anzi è importante informare il medico a proposito di eventuali rimedi che si ha intenzione di intraprendere, in modo che il medico possa valutare possibili interazioni tra la terapia prescritta ed i rimedi adottati.

La prostatite cronica non batterica è la forma più comune di prostatite, infatti la maggior parte dei casi di prostatite vengono ricondotti a questo tipo di disturbo; il principale sintomo della prostatite cronica non batterica è il dolore che viene avvertito a livello delle vie urinarie e che persiste per circa tre mesi.
Nelle persone che soffrono di prostatite cronica non batterica non vengono riscontrati batteri all’interno delle urine, ma vengono osservati altri segni di infiammazione; i sintomi di questo disturbo possono essere associati ad alcune patologie delle vie urinarie, di conseguenza può risultare difficile effettuare una diagnosi certa di prostatite cronica non batterica.

La cura della prostatite, indipendentemente che si tratti di prostatite batterica o di prostatite non batterica, può comprendere anche l’assunzione di sostanze che aiutano ad alleviare i sintomi; tra le sostanze che permettono di attenuare i sintomi della prostatite, occorre ricordare anche i rimedi naturali, quali le erbe, i rimedi omeopatici e così via.

La prostatite batterica acuta richiede un trattamento intrapreso con tempestività, in quanto questa condizione può degenerare e causare infezioni della vescica ed altri disturbi; è necessario, quindi, intraprendere il prima possibile un trattamento adeguato, in modo da prevenire qualsiasi peggioramento nella condizione della prostatite e qualsiasi disturbo associato alla prostatite stessa.

Il trattamento da intraprendere in caso di prostatite batterica acuta deve essere valutato da un medico, infatti, una volta effettuata la diagnosi di questa patologia, il medico prescrive la terapia da seguire che deve essere intrapresa in tempi brevissimi.

In ogni modo, il trattamento vero e proprio contro la prostatite deve essere prescritto da un medico o da urologo, sulla base della diagnosi effettuata, di conseguenza una corretta diagnosi è fondamentale per poter prescrivere una cura efficace; bisogna valutare, quindi, la possibilità che i sintomi possano derivare da una infiammazione di un altro organo o, comunque, da un’altra condizione medica che non sia la prostatite.

La prostatite batterica acuta è caratterizzata da una infiammazione improvvisa della prostata, dovuta ad una infezione di origine batterica; questa forma di prostatite è poco diffusa, tuttavia i sintomi di questo disturbo sono, in genere, piuttosto acuti.

I trattamenti e le cure più utilizzati in caso di prostatite acuta batterica e di prostatite cronica batterica si basano sull’assunzione di antibiotici, in quanto queste sostanze combattono contro i batteri; il trattamento della prostatite non batterica, invece, è più difficile da individuare, in quanto, a seconda della causa, è necessario adottare una cura diversa.

Il termine prostatite viene utilizzato per indicare una condizione di infiammazione o di infezione della prostata, una ghiandola che fa parte dell’apparato genitale maschile; la causa più frequente della prostatite è l’infiammazione della prostata, tuttavia, in alcuni casi, la prostatite può essere di origine batterica: la prostatite batterica può manifestarsi in forma acuta, quindi come una infiammazione improvvisa e temporanea della prostata, o in forma cronica, quindi come una infezione ricorrente di questa ghiandola.

aggiungo una domanda

3)ci sono sostanze(cibo medicine bibite analcoliche )che possono contribuire a far risultare i valori non idonei?

2) la CDT vede stare sotto al 2%, il tossicologico urinario deve dare “tutto assente”, gli altri dati vanno valutati nel complesso e non in modo meccanico perche’ misurano un danno indiretto, non l’esposizione diretta all’alcol.

ringrazio per la risposta ma devo dire che non e’ completa quindi ripeto le cose che non mi ha cortesemente spiegato.

Il comportamento di bere acqua che le hanno suggerito serve a diluire le urine riducendo la concentrazione delle droghe d’abuso eventualmente presenti. La massima riduzione che si puo’ sperare di ottenere e’ di un fattore 10, mentre i laboratori hanno a disposizione concentratori che concentrano l’urina di 50 o 100 volte, e se il campione presentato e’ a basso peso specifico, segno che il paziente si e’ iperidratato, li usano per recuperare l’artefatto doloso.

Con mezzo fiasco e due birre al giorno lei manda giu’

Non ci sono particolari trucchi per normalizzare i valori pur continuando a bere alcol, la CDT va giu’ solo se il siero del soggetto non viene esposto all’alcol per alcune settimane.

1) perche’ abitudini apparentemente uguali producevano valori analitici diversi, e suppongo peggiorativi. io stesso preferirei commentare i suoi numeri e non le sue affermazioni.

la CDT misura specificamente l’esposizione media all’alcol nelle settimane antecedenti l’esame. Non basta fare i bravi solo tre gg. prima.

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