Farmaci per Curare la Prostatite

Tetracicline

  • Trimetoprim (es. Bactrim): la durata della terapia antibiotica si aggira intorno ai 10-14 giorni, in base alla gravità del disturbo. Si consiglia la somministrazione di 100 mg di farmaco per os ogni 12 ore; in alternativa, assumere 200 mg ogni 24 ore. Ad ogni modo, il trimetoprim non è il farmaco d’elezione per la cura della prostatite.

Farmaci antinfiammatori: controverso è l’impiego di farmaci antinfiammatori in terapia per la cura della prostatite. Sono riportate in letteratura alcune segnalazioni a favore dell’impiego terapico della Nimesulide (es. Nimesulide, Antalor, Aulin). Consultare il medico.

  • Doxiciclina (es. Doxicicl, Periostat, Miraclin, Bassado): si consiglia la somministrazione di 100 mg due volte al dì per 4 settimane.
  • TETRACICLINA (es. Tetrac, Pensulvit, Ambramicina): si raccomanda l’assunzione di 500 mg di principio attivo per os ogni 6 ore, per un periodo variabile dai 3 ai 7 giorni in base alla natura dell’infezione.

Fattori di rischio ipotizzati: cistite, compressione della prostata da parte di altri tessuti, deficit immunitari, stress, traumi localizzati, uretrite

I farmaci antibiotici sono efficaci esclusivamente in caso di prostatite batterica: non sono pertanto indicati nella cura di prostatiti abatteriche non infiammatorie e nelle forme asintomatiche.

Cefalosporine ad ampio spettro

  • Cefalexina (es. Keforal, Cefalexi, Ceporex): il farmaco dev’essere assunto per via orale alla posologia di 500 mg ogni 6 ore per 14 giorni.

Macrolidi: questi farmaci sono indicati in caso di concomitante prostatite ed infezione da clamidia (non è ancora del tutto dimostrata la correlazione diretta tra prostatite e clamidia):

  • Antibiotici. Sono fondamentali per combattere l’agente scatenante, ossia i batteri;
  • Antinfiammatori. Riducono l’infiammazione, di conseguenza mitigano la sintomatologia dolorosa;
  • Alfa-bloccanti. Rilasciando la muscolatura liscia di vescica e prostata, consentono di alleviare, in molti pazienti, i disturbi urinari.

  • Antinfiammatori, specie se gli esami diagnostici confermano la presenza della cosiddetta sindrome dolorosa pelvica cronica infiammatoria;
  • Antidolorifici;
  • Alfa-bloccanti;
  • Lassativi. Alcuni pazienti sembrano trarre dei benefici dall’impiego di tali farmaci.

Durante il trattamento di un’infiammazione della prostata di origine batterica, i medici consigliano caldamente di:

Se il trattamento delle prostatiti batteriche è ben chiaro e definito, il trattamento delle forme croniche non-batteriche non lo è affatto e, in alcune circostanze, solleva diversi discussioni. Attualmente, i medici propendono per una terapia che includa:

  • la prostatite acuta di origine batterica (tipo I),
  • la prostatite cronica di origine batterica (tipi II),
  • la prostatite cronica non-batterica (tipo III)
  • la prostatite asintomatica (tipo IV).

Nel caso compaiano disturbi riconducibili a un’infiammazione prostatica, specie in presenza di febbre, bruciore urinario o bisogno impellente di urinare, è molto importante rivolgersi precocemente allo specialista urologo. Curare la prostatite nelle fasi di esordio, infatti, è molto più facile ed efficace rispetto ai casi divenuti cronici; si evita inoltre il rischio di complicanze in seguito a fenomeni infettivi acuti, come la ritenzione d’urina (incapacità di urinare) e l’ascesso prostatico.

L’iter diagnostico per individuare le infiammazioni prostatiche croniche di origine batterica è lo stesso previsto per le forme acute di origine batterica; pertanto, sono fondamentali alla diagnosi: l’esame obiettivo, l’anamnesi, l’esplorazione rettale digitale e i test di laboratorio su campioni di urina, sangue e sperma.
In assenza di trattamenti adeguati, da una prostatite di tipo II possono derivare diverse complicanze, tra cui: l’incapacità di urinare, la batteriemia o la sepsi, e l’ascesso prostatico.
Non esistono sufficienti evidenze scientifiche a sostegno della tesi secondo cui l’infiammazione della prostata – acuta o cronica – di origine batterica favorirebbe, in qualche modo, lo sviluppo di neoplasie a livello prostatico.

  • La modalità di comparsa, che – come affermato – è graduale;
  • La severità, che è inferiore;
  • La particolarità di “andare e venire”, nel senso che alternano periodi in cui sembrano essere scomparsi totalmente a periodi in cui si ripresentano in modo eclatante;
  • La durata, che è decisamente maggiore. I sintomi e i segni della prostatite di tipo II possono persistere diversi mesi.

La cosiddetta infiammazione asintomatica della prostata è la prostatite che, negli uomini interessati, non produce alcun sintomo, sebbene sia responsabile di un marcato processo infiammatorio a livello prostatico. Sembrerebbe un controsenso, eppure è così: c’è un’infiammazione a livello della ghiandola prostatica – tutti gli esami diagnostici lo dimostrano chiaramente – ma tale infiammazione non è associata alla presenza di sintomi e segni, tanto che il soggetto colpito ignora di essere affetto da prostatite e lo scopre solo per pur caso, magari durante un esame effettuato per altre ragioni.
L’infiammazione asintomatica della prostata è detta anche prostatite di tipo IV o prostatite asintomatica infiammatoria.
Nonostante i numerosi studi in merito alla prostatite di tipo IV, i medici non ne hanno ancora compreso le cause scatenanti e i motivi della mancanza di sintomi.

Minzione che tarda a partire e che può arrestarsi per poi riprendere dopo qualche secondo. Il flusso delle urine e debole ed intermittente.

Prostatite asintomatica. La mancanza di sintomi fa sì che la malattia venga scoperta in maniera casuale effettuando altri test. Fortunatamente non è foriera di alcuna conseguenza e pertanto nonostante l’ipertrofia della ghiandola non richiede alcun trattamento.

Dolore e/o bruciore durante la minzione.

Stile di vita. Uno stile di vita più consono può contribuire ad alleviare la sintomatologia. In particolare gli aspetti a cui prestare attenzione sono:

Massaggio prostatico. Viene effettuato a cadenze periodiche dal medico inserendo un dito nel retto ed attraverso questo palpando delicatamente la ghiandola. Serve ad alleviare la sintomatologia ma in merito a ciò non tutti i pareri sono unanimi ed inoltre la tecnica risulta sgradita alla maggioranza dei pazienti.

Bagni caldi. Servono a rilassare la muscolatura e ad alleviare la sintomatologia dolorosa.

Spasmi della muscolatura della ghiandola prostatica provocati da ansia e condizioni di disagio psichico.

Prostatite acuta.

Problemi di erezione.

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