Orzaiolo o que purulento

Droga costituita dai fusti sterili

L’equiseto è dotato di proprietà diuretiche e mineralizzanti, dovute al suo elevato contenuto di sali minerali.

Non usare estratti a base di equiseto in caso d’ipersensibilità accertata verso uno o più componenti e in pazienti che presentano edema causato da insufficienza renale o da una compromessa funzionalità cardiaca.

Nella medicina popolare l’equiseto trova impiego nel trattamento del catarro della vescica, delle emorragie polmonari, nasali e gastriche, della gotta, dei disturbi reumatici, della tubercolosi, delle ferite, delle fratture e delle ulcere cutanee. Inoltre, la pianta viene utilizzata anche come rimedio emostatico in caso di mestruazioni abbondanti e come rimedio per contrastare la perdita dei capelli e la fragilità delle unghie.
L’equiseto viene sfruttato anche dalla medicina omeopatica. In quest’ambito lo si può facilmente trovare sotto forma di granuli, gocce o tintura madre, con indicazioni per il trattamento di disturbi del tratto urinario e dei reni, enuresi notturna, cistite, fratture e distorsioni.
La quantità di rimedio omeopatico da assumere può variare fra un individuo e l’altro, anche in funzione del tipo di preparazione e del tipo di diluizione omeopatica che si deve utilizzare.

Le proprietà diuretiche – oltre ad essere attribuite al contenuto di sali minerali, in particolare ai silicati – sono ascritte anche agli acidi organici e ai flavonoidi contenuti nella stessa pianta. Le suddette proprietà attribuite all’equiseto sono state confermate da diversi studi clinici, tanto che l’utilizzo della pianta in quest’ambito è stato ufficialmente approvato.
Fra le varie ricerche condotte, un interessante studio è stato svolto per determinare l’efficacia clinica e la sicurezza d’uso dell’equiseto in confronto al diuretico di sintesi idroclorotiazide. Da tale studio è emerso che l’attività diuretica dell’equiseto è paragonabile a quella dell’idroclorotiazide e che questo rimedio è sicuro e ben tollerato, dal momento che gli effetti collaterali manifestatisi nei volontari che si sono sottoposti allo studio sono stati blandi e poco frequenti.
In aggiunta all’attività diuretica, la pianta ha anche dimostrato di poter ridurre i livelli ematici di acido urico aumentandone l’escrezione.
Quando impiegata localmente, invece, alla pianta sono attribuite proprietà astringenti e cicatrizzanti.
Inoltre, l’equiseto – grazie al suo elevato contenuto di silice e minerali – ha dimostrato di svolgere un’azione benefica a livello tissutale, in particolar modo, a livello del tessuto osseo. Infatti, non è raro che questa pianta si trovi all’interno d’integratori alimentari con indicazioni per la rimineralizzazione di ossa e tessuti, benché tale utilizzo non sia stato ufficialmente approvato.
A tal proposito, un interessante studio condotto sull’azione esercitata dall’equiseto nei confronti del tessuto osseo ha dimostrato che l’estratto idrometanolico della pianta è in grado di influenzare negativamente l’osteoclastogenesi.

Grazie all’azione astringente e cicatrizzante dimostrata dall’equiseto quando viene utilizzato per via topica, l’utilizzo di questa pianta è stato ufficialmente approvato come coadiuvante nel processo di guarigione delle ferite che faticano ad autorisolversi.
In questi casi, si consiglia di preparare una soluzione per impacchi, immergendo 10 grammi di droga in un litro d’acqua. La soluzione dovrà poi essere applicata sulla zona interessata.

L’equiseto è una pianta presente in tutte le località umide del mondo, escluse Nuova Zelanda ed Australia

N.B.: le applicazioni dell’equiseto per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere prive di efficacia terapeutica o risultare addirittura dannose per la salute.

L’equiseto, per il suo alto contenuto in silice e minerali, è utilizzato per le sue proprietà diuretiche e mineralizzanti, soprattutto per il tessuto osseo; inoltre, favorisce l’accrescimento osseo, la dentizione e la crescita di unghie e capelli.
La moderna fitoterapia utilizza l’equiseto – sotto forma di estratti standardizzati in silicio – elettivamente nella prevenzione e nella cura dell’osteoporosi, mentre a scopo diuretico può essere utilizzato lo stesso estratto fluido.
L’equiseto è piuttosto utile nel trattamento coadiuvante delle smagliature cutanee, grazie alle sue proprietà rassodanti, leviganti ed elasticizzanti.
Considerate le proprietà astringenti, l’equiseto può essere utilizzato come base per lavaggi per palpebre arrossate, colliri per le congiuntive infiammate, sciacqui e gargarismi per le mucose della bocca e della gola.

Gli altri valori associati che aiutano a definire il quadro clinico.

La ricerca dei leucociti nelle urine si esegue principalmente mediante l’esame microscopico del sedimento urinario. Tale metodo consiste nel guardare al microscopio un campione di urina di circa 5 – 10 ml (il campione di 5 – 10 ml viene sottoposto a centrifuga e poi analizzato il contenuto del sedimento) e contate le presenze per campo microscopico. Solitamente i valori normali prevedono 1 – 2 leucociti per campo microscopico ben conservati. Quando si riscontrano più di 10 – 20 leucociti per campo microscopico mal conservati e degenerati si è probabilmente in presenza di infezione del tratto urinario. Altri metodi per rilevare i leucociti nelle urine e l’eventuale presenza di infezioni sono:

I rimedi fitoterapici prevedono l’utilizzo di piante che hanno azione disinfettante e antibatterica specifica per il tratto urinario. Tra le piante utilizzate sotto forma d’infuso, tisana o da assumere in capsule abbiamo:

Cosa fare quando si hanno i leucociti alti nelle urine? Le terapie e le cure sono specifiche non per il sintomo ma per il disturbo che ha generato l’aumento del livello dei leucociti urinari. I rimedi quindi, di tipo omeopatico o farmacologico, sono rivolti alla cura delle infezioni delle vie urinarie. Quali sono quindi i rimedi della medicina tradizionale?

Quando si riscontrano elevati livelli di leucociti nelle urine, si è probabilmente di fronte ad una patologia infettiva. Bisogna tenere presente che i leucociti alti da soli non possono far diagnosi di patologia e che è necessario che siano presenti o al contrario assenti altri sintomi per comprovare una patologia. Un discorso a parte va fatto per bambini e donne gravide. Ora vediamo nei dettagli quali sono le principali cause infettive.

  • Tumori: quando la presenza di leucociti nelle urine è senza batteri e senza sintomi d’infezione e risulta totalmente asintomatica o si accompagna soltanto ad ematuria il problema potrebbe essere un tumore alla vescica.
  • Patologie autoimmuni: tra le patologie autoimmuni il lupus può causare la comparsa della nefropatia lupica, determinata dal deposito di immunocomplessi a livello renale che determinano un danno. Il danno renale si evidenzia a livello dell’esame delle urine con la presenza di leucociti elevati, e di un’elevata quantità di proteine.
  • Litiasi renale: è la presenza di calcoli a livello renale, nelle urine abbiamo un aumento dei leucociti e della torbidità con presenza di emazie ed emanazione di cattivo odore. Altri sintomi sono bruciore e dolore all’atto di urinare e la riduzione della quantità di urina emessa.
  • Glomerulonefrite: è un’infiammazione localizzata ai glomeruli renali e determina nelle urine la presenza di alti livelli di leucociti e di proteine, sintomo di danno renale, e le urine presentano un colore scuro. Può avere diverse cause, sia infettive sia di origine autoimmune o può essere dovuta a malattie metaboliche come il diabete.
  • Reni policistici: è una malattia genetica in cui nel rene si formano cisti di diverse dimensioni che ne alterano la funzionalità. Può essere asintomatica e possiamo riscontrare nelle urine aumento dei leucociti ed ematuria.

Il significato clinico della presenza di una gran quantità di leucociti nelle urine è solitamente legato ad una patologia infettiva in atto a livello delle basse o delle alte vie urinarie. I leucociti nelle urine di per sé non sono un pericolo ma rappresentano una situazione di allarme per l’organismo perché indicano la presenza di una patologia, specialmente quando si riscontrano valori altissimi che possono arrivare anche a 250-500 e oltre.

  • Uva ursina: contiene glucosidi fenolici come l’idrochinone, che ha azione batterica specifica sui batteri che causano le infezioni urogenitali. Si utilizza sotto forma d’infuso, da preparare ponendo in infusione 20 grammi di foglie di uva ursina macerata in circa 1 l di acqua bollente per 10 minuti, filtrare il tutto e bere almeno quattro tazze al giorno. Si può anche preparare sotto forma di tisana insieme a betulla, che ha azione diuretica, e timo, che è antinfiammatorio.
  • Mirtillo rosso: è un frutto ricco di principi attivi flavonoidi, antocianine e catechine che sono capaci di agire a livello dei batteri che provocano le infezioni urinarie. Inoltre il mirtillo rosso ha la capacità di acidificare le urine rendendo l’ambiente non ospitale per i batteri. Si assume sotto forma di succo di frutta.
  • Gramigna: contiene saponine, polifenoli, oli essenziali e mucillagini che le conferiscono un’azione antinfiammatoria e diuretica. Si può assumere sotto forma di tisana ponendo in infusione 30 g di radici tritate in un litro d’acqua bollente. Filtrare il tutto e bere un paio di tazze al giorno.

In un esame delle urine in cui sono presenti grandi quantità di leucociti, possiamo evidenziare anche altri parametri come:

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