Tumore alla prostata sintomi e diagnosi

Il sospetto diagnostico si fonda su:

  • estensione del tumore all’interno della prostata,
  • eventuale coinvolgimento dei linfonodi situati nelle vicinanze della prostata,
  • la diffusione del tumore in organi distanti (metastasi).

Inoltre, se il paziente soffre dolore in qualche parte dello scheletro, si esegue una scintigrafia ossea per escludere una metastasi alle ossa. Analogamente, se si sospetta una metastasi al cervello o al midollo spinale, si effettua una tomografia computerizzata o una risonanza magnetica in tali distretti.

Inoltre, poiché la malattia colpisce soprattutto la popolazione in età geriatrica, molti soggetti anziani muoiono per altre cause senza sapere di essere affetti da tale patologia e senza mai aver avuto disturbi.

Se i risultati suggeriscono la possibile presenza di un tumore della prostata, si effettua un’ecografia della ghiandola. Spesso l’ecografia da sola non riesce a rilevare la presenza di un tumore, ragion per cui nella stessa seduta viene realizzata una agobiopsia eco-guidata della prostata. Questa procedura viene eseguita in anestesia locale inserendo una sonda ecografica nel retto (ecografia transrettale) e prelevando mediante un ago sottile 5-6 campioni di tessuto prostatico per lato della ghiandola.

  • età: la probabilità di tumore alla prostata aumenta all’aumentare dell’età (i pazienti hanno mediamente più di 65 anni),
  • familiarità: è più a rischio chi ha parenti stretti che abbiano sviluppato la malattia,
  • dieta e stile di vita: uomini che mangiano abbondanti quantità di cibo di origine animale (ricco di grassi saturi), in particolare carne rossa, sono associati a un rischio più elevato, così come nel caso di pazienti obesi e/o sedentari.
  • un’esplorazione rettale, che dovrà verificare la ricerca di anomalie alla palpazione della prostata (ghiandola dura, ingrandita, con rigonfiamenti irregolari);
  • la misurazione del PSA nel sangue. Il PSA, tuttavia, può essere nei valori normali pur in presenza di tumore, oppure elevato per altri motivi (ipertrofia prostatica benigna, prostatite).

Se la probabilità di diffusione, stimata in base al grado istologico, è alta, in genere si sottopone il paziente a una tomografia computerizzata (TC) o a una risonanza magnetica dell’addome e della pelvi.

  • terapia ormonale,
  • radioterapia,
  • chemioterapia.
  • Il grado del tumore (come si comportano le cellule tumorali anomale);
  • La fase del cancro, compreso se si è diffuso (metastasi) e dove si è diffuso;
  • Fattori prognostici (caratteristiche particolari che potrebbero influenzare il decorso della malattia);
  • Statistiche di sopravvivenza per il particolare tipo e stadio di tumore.



Nelle fasi iniziali, il tumore alla prostata è spesso asintomatico; ciò significa che il paziente non avverte alcun sintomo, rimanendo ignaro della condizione. Negli ultimi anni, grazie alla crescente presa di coscienza dei pericoli della malattia, la maggior parte dei tumori prostatici viene diagnosticata proprio in queste fasi iniziali. Una visita urologica accompagnata al controllo del PSA (antigene prostatico specifico), mediante analisi del sangue, permette di identificare i soggetti a rischio nei quali effettuare ulteriori accertamenti.

Una volta che il tipo di tumore è stato diagnosticato, il medico dovrà anche prendere in considerazione:

Nella prostata sono presenti diversi tipi di cellule, ciascuna delle quali può subire una trasformazione neoplastica. Tuttavia, i tumori diagnosticati derivano per la maggior parte dall’interno della ghiandola e sono classificati come adenocarcinomi (o carcinomi ghiandolari).
Un adenocarcinoma origina quando le normali cellule, costituenti una delle ghiandole secretorie, diventano cancerose. Durante le fasi iniziali, le lesioni restano confinate. Nel corso del tempo, le cellule neoplastiche iniziano a moltiplicare e a diffondere nel tessuto circostante (stroma), formando una massa tumorale. Questa determina un rigonfiamento della superficie della prostata, riscontrabile durante la palpazione della ghiandola attraverso la parete rettale. Nelle fasi più avanzate, il tumore può aumentare le proprie dimensioni e invadere gli organi limitrofi, come le vescicole seminali o il retto. Le cellule neoplastiche possono sviluppare la capacità di migrare dalla sede di origine ad un’altra parte del corpo, attraverso il flusso sanguigno e il sistema linfatico. Queste possono proliferare e costituire tumori secondari. Il tumore alla prostata metastatizza più frequentemente alle ossa, ai linfonodi e può invadere il retto, la vescica e gli ureteri, mediante meccanismo di diffusione locale.

L’adenocarcinoma è l’istotipo più frequente tra le neoplasie prostatiche (rappresenta circa il 95% dei tumori maligni).
Tuttavia, esistono altri tumori, che differenziano per presentazione clinica e decorso, tra cui:

La buona notizia è che molti tumori si rivelano poco aggressivi, rimangono confinati alla prostata e presentano un decorso piuttosto lento; ciò significa che i pazienti possono convivere col tumore per anni senza sottoporsi a specifici trattamenti e senza subire conseguenze negative per la loro salute. Inoltre, quando necessarie, le opzioni terapeutiche sono molteplici e piuttosto efficaci. Purtroppo, accanto alle forme a crescita molto lenta, esistono anche carcinomi prostatici più aggressivi, con tendenza a metastatizzare. Questi tipi di cancro crescono rapidamente e possono diffondere ad altre parti del corpo (attraverso il sangue o il sistema linfatico), dove le cellule tumorali possono formare tumori secondari (metastasi). In simili circostanze le probabilità di curare la malattia sono molto basse.

A livello generale, il tumore alla prostata si verifica quando le cellule anormali all’interno della prostata crescono in modo incontrollato. Tale evento è causato da cambiamenti che interessano il materiale genetico delle cellule prostatiche e possono indurre un’alterazione dei meccanismi che controllano il ciclo cellulare, quindi favorire la formazione di masse tumorali. Le attuali ricerche scientifiche sono orientate a comprendere le alterazioni genetiche (e le relative combinazioni), che aumentano il rischio di sviluppare il cancro alla prostata.

Alcune condizioni precancerose hanno il potenziale di evolvere in tumore alla prostata, anche se questo deve ancora essere stabilito con certezza:

Alcuni fattori di rischio sono implicati nello sviluppo del tumore alla prostata:

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