Tumore alla prostata: sintomi, sopravvivenza e cura

Si può prendere in considerazione un’indagine di screening nei soggetti con più di 50 anni o con più di 40 anni in presenza di fattori di rischio noti (come la familiarità).

Le complicanze di tale manovra possono essere sanguinamenti dal retto e maggior rischio di infezioni.

  • sorveglianza attiva,
  • trattamento curativo,
  • trattamento palliativo.

Si noti che i sintomi descritti sono in gran parte sovrapponibili a disturbi prostatici di tipo benigno, come l’ipertrofia prostatica benigna, o a condizioni meno gravi del tumore (prostatite).

Inoltre, poiché la malattia colpisce soprattutto la popolazione in età geriatrica, molti soggetti anziani muoiono per altre cause senza sapere di essere affetti da tale patologia e senza mai aver avuto disturbi.

I sintomi sono simili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna, dal momento che in entrambi casi la sintomatologia è dovuta alla compressione esercitata dalla prostata ingrossata sull’uretra. Si tratta quindi di due condizioni importanti da differenziare, con prognosi e trattamenti sensibilmente differenti.

Un fattore protettivo è invece il consumo di alimenti ricchi di folati, un tipo di vitamina B, quali verdure a foglie verdi e fagioli.

Quando il tumore inizia a crescere di dimensione possono comparire i primi sintomi, quasi esclusivamente urinari:

La prostata è una ghiandola a forma di castagna, la cui funzione è quella di produrre la parte liquida dell’eiaculato; si trova appena al di sotto della vescica e davanti al retto, con cui è in contatto.

Il cancro alla prostata è il tumore maschile più frequente; basti pensare che in Italia, ogni anno, ne vengono diagnosticati circa 42.800 casi.

Nelle fasi iniziali, il tumore alla prostata è spesso asintomatico; ciò significa che il paziente non avverte alcun sintomo, rimanendo ignaro della condizione. Negli ultimi anni, grazie alla crescente presa di coscienza dei pericoli della malattia, la maggior parte dei tumori prostatici viene diagnosticata proprio in queste fasi iniziali. Una visita urologica accompagnata al controllo del PSA (antigene prostatico specifico), mediante analisi del sangue, permette di identificare i soggetti a rischio nei quali effettuare ulteriori accertamenti.

  • Età avanzata. Il tumore della prostata è molto raro negli uomini di età inferiore ai 40 anni, ma la possibilità di sviluppare la malattia aumenta rapidamente dopo i 50. Circa 6 su 10 casi si riscontrano in pazienti di età superiore ai 65 anni.
  • Razza/etnia. Il tumore alla prostata è più comune in alcuni gruppi etnici e razziali rispetto ad altri, ma le ragioni di queste differenze non sono chiare. In particolare, gli uomini afro-americani presentano un rischio più alto di sviluppare la malattia e una probabilità superiore che questa sia una forma aggressiva.
  • Predisposizione familiare per il cancro alla prostata o al seno. Gli uomini che hanno un parente consanguineo (padre o fratello) affetto da tumore alla prostata, presentano un rischio di ammalarsi 2-3 volte maggiore rispetto a soggetti senza familiarità; tale rischio aumenta ulteriormente se in famiglia c’è più di un parente affetto e se la malattia è stata diagnosticata prima dei 65 anni. Inoltre, il rischio sembra essere leggermente più alto per gli uomini provenienti da famiglie con un’anamnesi positiva per il cancro al seno. In particolare, la probabilità di sviluppare un tumore alla prostata è maggiore in presenza della mutazione di alcuni geni, come BRCA1 e BRCA2, coinvolti anche nell’insorgenza di tumori di seno e ovaio.
  • Stile di vita. L’obesità e la mancanza di esercizio fisico possono favorire lo sviluppo e la crescita del tumore della prostata. Il rischio è maggiore per gli uomini che consumano alimenti ricchi di grassi saturi, in una dieta povera di frutta e verdure. La maggior parte degli studi non ha riscontrato un legame evidente tra il fumo e il cancro alla prostata.
  • Infiammazione della prostata. Alcuni studi hanno suggerito che la prostatite potrebbe essere collegata ad un aumentato rischio di tumore alla prostata, mentre altre ricerche non hanno riscontrato tale evidenza. Il legame tra le condizioni non è ancora chiaro, ma è oggetto di approfondimento.

Alcune condizioni precancerose hanno il potenziale di evolvere in tumore alla prostata, anche se questo deve ancora essere stabilito con certezza:

In condizioni normali, la prostata possiede approssimativamente le dimensioni di una noce, ma a causa dell’avanzare dell’età, o di alcune patologie, può ingrossarsi e determinare l’insorgenza di disturbi, soprattutto di tipo urinario.

Se il tumore viene ignorato, l’aumento delle sue dimensioni è associato a problemi connessi con la minzione, in quanto l’organo circonda l’uretra prostatica. I cambiamenti all’interno della ghiandola, quindi, influenzano direttamente la funzione urinaria. I sintomi del tumore alla prostata possono includere:

NOTA BENE: I sintomi urinari descritti si manifestano in modo simile ad altri problemi prostatici di tipo benigno, come l’iperplasia prostatica (IPB). Per questo motivo, se si verifica una o più di queste manifestazioni, è consigliabile sottoporsi a specifici accertamenti medici senza farsi prendere dal panico; potrebbe infatti trattarsi di un “semplice” ingrossamento benigno della prostata. Ancora, la comparsa di questi sintomi in forma acuta potrebbe essere spia di un’infiammazione della prostata, generalmente batterica: la prostatite.
Un tumore alla prostata maligno può metastatizzare ai linfonodi del bacino e, progressivamente, diffondersi ad altre parti del corpo. Il carcinoma prostatico tende a metastatizzare soprattutto alle ossa della colonna vertebrale, del bacino, delle costole e del femore. Il dolore osseo, quindi, può essere un sintomo del tumore alla prostata avanzato. Se la metastasi comprime il midollo spinale, può causare debolezza o intorpidimento agli arti inferiori, incontinenza urinaria e fecale.

Dati alla mano, si calcola che ogni italiano con più di 65 anni abbia circa il 3% di probabilità di morire a causa di un cancro della prostata. Per questo, è bene non abbassare la guardia: intervenire per tempo significa maggiori possibilità di estirpare o contenere la malattia.

Il tumore alla prostata può causare complicazioni sia nelle immediate vicinanze, sia nel resto del corpo. Questeincludono:

La prostata è una ghiandola presente solo negli uomini, che ha il compito principale di produrre e immagazzinare il liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione. È situata davanti al retto, al di sotto della vescica, e avvolge l’uretra, il piccolo canale deputato al trasporto dell’urina.
Il tumore della prostata è uno dei più comuni tra gli uomini, e il rischio è direttamente correlato all’età: se a 50 anni circa 1 uomo su 4 presenta cellule cancerose nella prostata, a 80 anni questa condizione riguarda 1 uomo su 2. Un ingrossamento di questa ghiandola (che in condizioni normali ha le dimensioni di una noce) non è necessariamente indice della presenza di un tumore: si può infatti avere una proliferazione fisiologica del tutto benigna e, anche in caso di presenza di cellule maligne, la crescita può essere così lenta da non costituire un pericolo. Il tumore alla prostata cresce in genere lentamente, senza diffondersi al di fuori della ghiandola. Esistono tuttavia anche forme più aggressive, nelle quali le cellule malate invadono rapidamente i tessuti circostanti e si diffondono anche ad altri organi.

  • età: questo tumore è più comune dopo i 65 anni
  • razza: gli uomini di razza nera sono più a rischio degli altri, anche se le cause di questa differenza sono sconosciute
  • presenza in famiglia di altri casi
  • obesità
  • dieta ricca di grassi saturi

RADIOLOGIA – Responsabile LUCA BALZARINI

  • Esplorazione Rettale – Il medico, dopo aver indossato un guanto lubrificato, introduce delicatamente un dito nel retto del paziente per palpare la parete posteriore della ghiandola prostatica premendo contro la parete dell’ano. Circa il 70% dei tumori si sviluppano vicino alla parte esterna della prostata e, in alcuni casi, sono rilevabili tramite un’esplorazione rettale.
  • Esame del PSA (Antigene Prostatico Specifico) – Consiste in un prelievo di sangue allo scopo di verificare il livello ematico di PSA, una sostanza prodotta dalla ghiandola prostatica che serve a fluidificare il liquido seminale. Una piccola quantità di PSA circola sempre nel sangue. Livelli elevati di PSA o livelli crescenti nel tempo potrebbero indicare una prostatite, un’ipertrofia prostatica o un tumore della prostata.
  • Biopsia – In presenza di un sospetto clinico (palpatorio) o biochimico (PSA elevato) il medico può raccomandare una biopsia prostatica multipla per via transrettale, in anestesia locale, mediante centratura ecografica. L’esame consiste in un numero variabile di prelievi di piccoli campioni di tessuto da aree diverse della prostata. Il tessuto viene poi analizzato al microscopio per accertare la presenza di cellule neoplastiche. La biopsia è un esame generalmente ambulatoriale che non richiede il ricovero ospedaliero.

Gli esami di screening fanno spesso parte di una visita medica di routine, soprattutto negli uomini dopo i 40 anni di età. Il medico può anche raccomandare esami specialistici a causa di sintomi indicativi di un disturbo alla prostata. Gli esami comprendono:

Tenere sotto controllo il peso e limitare il consumo di grassi, soprattutto di quelli saturi (carni grasse di origine animale e formaggi) costituisce la sola forma di prevenzione di questo tumore. Una diagnosi precoce può essere effettuata attraverso la misurazione del PSA, un antigene prostatico specifico, con una semplice analisi del sangue da effettuare regolarmente dopo i 50 anni di età. I dati emergenti dai lavori sullo screening suggeriscono di eseguire l’esame dopo i 40 anni in caso di familiarità.

Nella maggioranza dei casi, la diagnosi di tumore della prostata si affida agli esami di screening, poiché agli stadi iniziali questa neoplasia è in genere asintomatica, tanto che il 30% circa dei casi vengono scoperti quando la malattia si è già diffusa oltre la ghiandola.

Le cause di questa neoplasia non sono ancora del tutto chiare: alla base vi è una mutazione nel DNA delle cellule che causa una proliferazione anomala delle stesse, il cui accumulo forma il tumore.

  • Chirurgia
    È il trattamento più diffuso per il tumore prostatico. La chirurgia come unica modalità terapeutica (senza quindi prevedere altri trattamenti successivi come radioterapia, chemioterapia, ecc.) è efficace per trattare il cancro circoscritto alla ghiandola prostatica.
    I chirurghi di Humanitas utilizzano tecniche consolidate per asportare la prostata (prostatectomia radicale) risparmiando al massimo i muscoli e i nervi che controllano la funzione sessuale e la minzione. In base alle preferenze e ai bisogni clinici del paziente, i chirurghi di Humanitas possono eseguire la prostatectomia robotica o l’intervento più tradizionale a cielo aperto per via retropubica.
  • Radioterapia a fasci esterni
    La Radioterapia consiste nell’erogazione di raggi X per distruggere le cellule neoplastiche, che sono in genere più sensibili agli effetti dannosi delle radiazioni rispetto alle cellule normali. Si possono utilizzare le radiazioni per trattare quasi tutti gli stadi di cancro della prostata, con o senza chirurgia, a seconda dello stato di salute generale del paziente e della gravità del tumore.
    I radioterapisti e i fisici sanitari di Humanitas utilizzano una metodica che impiega dispositivi radiologici speciali per tracciare con precisione il movimento interno della prostata durante il trattamento radiante. La radioterapia a modulazione di intensità (IMRT) permette di effettuare trattamenti a dose radicale risparmiando i tessuti vicini. In Humanitas si utilizza una speciale tecnica volumetrica, denominata RapidArc, che consente una maggiore rapidità e precisione di trattamento.
    La radioterapia viene comunemente utilizzata anche dopo l’intervento chirurgico (radioterapia post-operatoria) per trattare l’area in cui era contenuta la prostata (loggia prostatica).
  • Ormonoterapia
    L’ormonoterapia riduce la produzione degli ormoni sessuali maschili, responsabili dell’accelerazione della crescita del tumore prostatico. Rappresenta un’opzione nei casi di cancro prostatico avanzato, da sola o in associazione con altre terapie.
  • Chemioterapia
    Nei pazienti che sviluppano resistenza ad un trattamento ormonale può essere indicato un trattamento chemioterapico.
  • Vigile osservazione e sorveglianza attiva
    La vigile osservazione – che consiste nel monitoraggio del paziente con la valutazione periodica del PSA – e la sorveglianza attiva (monitoraggio del paziente con PSA e biopsie ripetute) possono rappresentare un’opzione terapeutica in casi selezionati.
  • Protocolli di ricerca clinica
    Humanitas è un “Comprehensive Cancer Center” (Centro Oncologico), in cui una delle attività consiste nel disegno e nello sviluppo di protocolli di ricerca clinica. Si tratta dell’utilizzo controllato di nuove terapie non ancora approvate ufficialmente. I protocolli di ricerca clinica hanno lo scopo di determinare la sicurezza e l’efficacia di una terapia: possono non rappresentare una cura, ma prolungare la vita o migliorarne la qualità. Tali protocolli possono prevedere l’utilizzo di nuove molecole di diversa origine, come chemioterapici o terapie biologiche, la cui azione è mirata al meccanismo di proliferazione cellulare tipico di un preciso tipo di neoplasia (farmaci “intelligenti”). Per avere maggiori informazioni e capire quali protocolli possono essere adatti al proprio caso, è opportuno che il paziente si rivolga al proprio medico di fiducia.
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