Tumore alla vescica nell – uomo e nella donna – sintomi e cura

La vescica è un organo muscolare cavo a forma di palloncino che immagazzina l’urina (un fluido che contiene acqua e prodotti di scarto non necessari per il corpo).
Il rene separa i prodotti di scarto dal sangue, passando questi rifiuti alla vescica affinché siano eliminati dal corpo.

Si tratta di una massa di cellule tumorali nella vescica urinaria.

Fonte: American Cancer Society

Generalmente, l’urina che esce nella fase intermedia non contiene le cellule di sfaldamento.
Durante la cistoscopia, se il medico trova delle lesioni può effettuare subito una biopsia.

La principale manifestazione del carcinoma della vescica è l’ematuria, si può vedere quando il paziente urina oppure durante l’analisi al microscopio delle urine.
I segni iniziali possono essere lievi e sono spesso trascurati.

  1. Follow-up (controlli) regolare che prevede la cistoscopia periodica,
  2. Instillazione di farmaci nella vescica,
  3. La rimozione chirurgica della vescica (cistectomia radicale).

Il paziente non operabile si può curare con altri tipi di terapie, per esempio:

Qual è il trattamento per il tumore della vescica che ha invaso il muscolo?
Per il carcinoma della vescica penetrato in profondità serve un trattamento più aggressivo rispetto al tumore superficiale della vescica.

  • Si parla di tumore superficiale della vescica se il tumore non ha oltrepassato le pareti interne della vescica (è arrivato non oltre la sottomucosa) e non si è diffuso ad altre parti.
  • Il cancro si dice invasivo se inizia ad intaccare le pareti muscolari della vescica (questo tipo ha una probabilità maggiore di arrivare ad altre parti del corpo).

Il tumore alla prostata colpisce soprattutto dopo i 50 anni. Cellule tumorali sono presenti nel 40% circa dei cinquantenni ed il rischio aumenta con l’età. Addirittura, secondo recenti studi e statistiche mediche, quasi tutti gli uomini di età superiore agli 80 anni presentano un piccolo focolaio di cancro alla prostata.

Il cancro alla prostata è il tumore maschile più frequente; basti pensare che in Italia, ogni anno, ne vengono diagnosticati circa 42.800 casi.

Nella prostata sono presenti diversi tipi di cellule, ciascuna delle quali può subire una trasformazione neoplastica. Tuttavia, i tumori diagnosticati derivano per la maggior parte dall’interno della ghiandola e sono classificati come adenocarcinomi (o carcinomi ghiandolari).
Un adenocarcinoma origina quando le normali cellule, costituenti una delle ghiandole secretorie, diventano cancerose. Durante le fasi iniziali, le lesioni restano confinate. Nel corso del tempo, le cellule neoplastiche iniziano a moltiplicare e a diffondere nel tessuto circostante (stroma), formando una massa tumorale. Questa determina un rigonfiamento della superficie della prostata, riscontrabile durante la palpazione della ghiandola attraverso la parete rettale. Nelle fasi più avanzate, il tumore può aumentare le proprie dimensioni e invadere gli organi limitrofi, come le vescicole seminali o il retto. Le cellule neoplastiche possono sviluppare la capacità di migrare dalla sede di origine ad un’altra parte del corpo, attraverso il flusso sanguigno e il sistema linfatico. Queste possono proliferare e costituire tumori secondari. Il tumore alla prostata metastatizza più frequentemente alle ossa, ai linfonodi e può invadere il retto, la vescica e gli ureteri, mediante meccanismo di diffusione locale.

Alcune condizioni precancerose hanno il potenziale di evolvere in tumore alla prostata, anche se questo deve ancora essere stabilito con certezza:

  • Difficoltà a urinare (esitazione);
  • Stimolo frequente a urinare, specialmente di notte (nicturia);
  • Difficoltà a mantenere un flusso costante di urina (il flusso è debole, intermittente o persiste la sensazione di non riuscire svuotare la vescica in modo completo);
  • Dolore o bruciore durante la minzione;
  • Sangue nelle urine o nello sperma;
  • Disfunzione erettile (impotenza);
  • Eiaculazione dolorosa;
  • Disagio nella zona pelvica;
  • Stanchezza, perdita di appetito e malessere generale;
  • Dolore generalizzato a schiena, fianchi o bacino.

L’adenocarcinoma è l’istotipo più frequente tra le neoplasie prostatiche (rappresenta circa il 95% dei tumori maligni).
Tuttavia, esistono altri tumori, che differenziano per presentazione clinica e decorso, tra cui:

Le esatte cause del tumore alla prostata non sono ancora completamente comprese, ma i ricercatori hanno identificato diversi fattori predisponenti e stanno cercando di apprendere come questi possano indurre la trasformazione neoplastica.

  • Carcinoma a piccole cellule (origina da cellule neuroendocrine);
  • Adenocarcinoma duttale (origina dalle cellule dei dotti prostatici);
  • Carcinoma mucinoso (caratterizzato dalla produzione di muco);
  • Carcinoma adenosquamoso o squamoso;
  • Neoplasie mesenchimali (come sarcomi o liposarcomi);
  • Linfoma primario della prostata.

Nelle fasi iniziali, il tumore alla prostata è spesso asintomatico; ciò significa che il paziente non avverte alcun sintomo, rimanendo ignaro della condizione. Negli ultimi anni, grazie alla crescente presa di coscienza dei pericoli della malattia, la maggior parte dei tumori prostatici viene diagnosticata proprio in queste fasi iniziali. Una visita urologica accompagnata al controllo del PSA (antigene prostatico specifico), mediante analisi del sangue, permette di identificare i soggetti a rischio nei quali effettuare ulteriori accertamenti.

You Might Also Like