Uroflussometria pessima

Dopo aver fatto l’uroflussometria il dott. Mi ha fatto un’ecografia dopo di che ha visto che era rimasta urina e mi ha detto di andare ad urinare dopo di che sono tornato e mi ha rifatto l’ecografia dicendomi che la vescica si è svuotata e mi ha scritto residuo post-minzionale assente.

Flusso max 9.5 ml/s
Volume espulso 485 ml
Tempo di ritardo N.A s
Tempo di svuotamento 85 s
Tempo di flusso 84 s
Flusso medio 5.8 ml/s
Tempo di raggiungimento del flusso max 8 s

Finalmente ho svolto l’uroflussometria che secondo il dott. che mi ha visitato è “pessima”

Volevo capire: ma il fatto che è rimasta urina dopo l’uroflussometria non indica un residuo post minzionale? Non incide questo sul residuo post minzionale?

Riporto i risultati:

Inoltre da una precedente ecografia risulta una calcificazione e quindi il dott. mi ha detto che ho una prostatite cronica. Inoltre mi ha detto che un’uroflossometria del genere può essere sintomo di sclerosi del collo vescicale.

Maschio, 27 anni

Scrivo in seguito al post http://www.medicitalia.it/02it/consulto.asp?idpost=27693 e in conseguenza del fatto che vado spesso in bagno e urino tra gli 1,5 e i 2 litri al giorno alzandomi anche di notte.

Mi ha dato come cura 1 mese di Permixon 320 MG e devo tornare a rifare l’uroflussometria dopo la cura.

L’infiammazione dell’aorta (aortite) si riscontra in piccola percentuale in pazienti affetti da S. di R. questo tipo di affezione provoca il danneggiamento della valvola aortica, con alterazioni del battito cardiaco (aritmia), che possono richiedere l’innesto di “pacemaker” per regolarizzare il battito.

Le aree non articolari che provocano sintomi sono gli occhi, i genitali, il tratto urinario, la bocca, l’intestino e l’aorta.

Normalmente, l’artrite sviluppa uno o tre settimane dopo il contatto con il batterio infettivo.

I raggi X alla colonna vertebrale e/o ad altre articolazioni possono rivelare tipici cambiamenti di infiammazione in queste aree. A volte, vi sono aree di inusuale calcificazione nei punti dove i tendini si attaccano all’osso indicanti un’infiammazione passata in quel punto. Quei pazienti con infiammazione oculare possono richiedere una valutazione oftalmologica per documentare il grado d’infiammazione dell’iride. La cultura delle feci puт dimostrare la presenza di infezioni a livello intestinale. Lo stesso discorso vale per il tratto urogenitale, con una coltura delle urine che puт dimostrare un infezione batterica a quel livello. La ghiandola prostatica, che puт anch’essa essere infiammata in un paziente con la S. di R., deve essere esaminata con delicatezza.

I sintomi possono essere divisi in quelli che colpiscono le articolazioni e quelli che colpiscono altre aree.

L’infiammazione dell’intestino puт causare diarrea, o pus o sangue nelle feci.

Cos’и la Sindrome di Reiter?

Non esiste un test di laboratorio specifico per diagnosticare la S. di R., ma viene diagnosticata sulla base della combinazione dell’artrite con l’infiammazione oculare, genito-urinaria e/o gastrointestinale. Il medico cerca nella storia clinica del paziente se ci sia stata un infezione nel tratto urogenitale e intestinale. Rigidezza e dolore sono comuni nella diagnosi. L’infiammazione delle articolazioni provoca maggior rigidezza al mattino. Test ematologici, come la velocitа di sedimentazione, possono documentare l’infiammazione, invece il fattore reumatoide, presente nell’artrite reumatoide, и di solito negativo nella S. di R. Il test sul marcatore genetico HLA-B27 puт essere d’aiuto, specialmente nella diagnosi di pazienti con malattia alla spina dorsale.

L’infiammazione del bianco oculare (congiuntivite) e dell’iride и frequente, ma puт essere intermittente. Quando c’и congiuntivite, puт non esserci nessun dolore. Il contrario avviene quando и l’iride ad esser infiammato, specialmente quando si и a contatto con la luce del sole.

  • fotodocumentazione peniena in stato erettivo, eseguita in varie proiezioni per dare una valutazione più oggettiva del grado di incurvamento dopo farmacostimolazione vasoattiva (ici-PGE1 Test);
  • Eco-color-Doppler penieno associato a Eco-tomografia al fine di constatare e quantificare i danni vascolari provocati dalla presenza della placca di induratio e per meglio definire le dimensioni della placca sia in senso longitudinale che trasversale, a cui in limitati casi si può far seguire una RNM (risonanza magnetica nucleare) peniena dinamica (dopo farmaco erezione indotta PgE1).

Bisogna considerare, come fattori scatenanti la malattia, farmaci come i Beta –bloccanti , infezioni aspecifiche uretrali, come detto i microtraumi coitali ripetuti(e annessi microtraumatismi vascolari con deposizione di fibrina negli spazi tissutali a livello della tonaca albuginea )i e macrotraumi (ad esempio esami endoscopici uretrali) .I depositi di fibrina a loro volta provocano un aumento della permeabilità vasale ,con liberazione di materiali chemiotattici per i globuli bianchi, e la proliferazione dei fibroblasti che è il presupposto della fibrosi cicatriziale che si sostituisce al tessuto elastico della tonaca albuginea stessa s’ innesca quindi un processo infiammatorio di tipo autoimmune che porta all’I.P.P.
Nei confronti dell’età, la frequenza maggiore di riscontro della malattia è dai 50 ai 60 anni, anche se è possibile osservarla in epoca molto più giovanile. Le dimensioni della placca sono di larghezza abbastanza costante (1-2 cm), di lunghezza invece variabile (da 0,6 a 6 cm). Le sedi peniene maggiormente interessate da tali placche sono la superficie dorsale medio peniena e la superficie dorso-laterale dell’asta.

Questi ultimi sono in grado di provocare in prima istanza una reazione di tipo autoimmunitario che porta successivamente all’aggravamento della malattia. Questa consiste in una fibrosi più o meno segmentaria, mono o plurifocale, localizzata a livello della tonaca albuginea: la guaina scarsamente vascolarizzata (come se fosse un “copertone” di uno pneumatico) che circonda il tessuto erettile dei corpi cavernosi. Esordisce con una vasculite caratterizzata da infiltrazione linfocitaria perivascolare ed edema endoteliale capillare a cui segue sclero-jalinosi e infine in una vera e propria fibrosi retraente. Tende, nel 10% dei casi, a calcificarsi in metaplasma cartilaginea e si formano vere e proprie placche cicatriziali (più o meno diffuse) che infiltrano entrambi i corpi cavernosi penieni che col tempo vanno incontro a calcificazione.

Queste metodiche diagnostiche permettono quindi una più esatta stadiazione del morbo di La Peyronie e sono soprattutto importanti, come già accennato al fine della scelta terapeutica.
L’indicazione terapeutica è controversa tanto quanto l’eziopatogenesi; la molteplicità dei trattamenti è giustificata dal fatto che tutti i principi terapeutici, soprattutto medici, possono essere, a causa dei risultati spesso palliativi, oggetto di discussione. Il trattamento deve essere farmacologico conservativo negli stadi precoci (infiammatori) e nei pazienti giovani, chirurgico conservativo negli stadi più avanzati e in età relativamente giovanile, chirurgico protesico nei pazienti in età medio-elevata, quando la placca è a estensione plurifocale e quando c’è già una disfunzione erettile costante e severa, associata a corporoplastica di raddrizzamento se coesiste un incurvamento penieno.

La disfunzione erettile osservabile negli stadi meno conclamati è dovuta sia al fastidio-dolore, sia all’amplificazione ansiosa e quindi alla diminuita libido, secondaria alla diretta osservazione da parte del paziente della sopraggiunta deformità peniena. Il decorso della malattia è variabile da paziente a paziente e può anche stabilizzarsi. E’ riscontrabile con frequenza elevata in pazienti diabetici, aterosclerotici, ipertesi o in pazienti con altre fibrosità, come il Morbo di Dupuitren, che colpisce il lato palmare di mani e piedi, o in pazienti con all’anamnesi macro o microtraumi penieni ripetuti anche coitali oltre che occasionali (manubrio e sellino biciclette).

Un’esatta valutazione diagnostica è importante per una corretta stadiazione della malattia e quindi della scelta terapeutica da intraprendere. Alla visita andrologica si obietivizza già con la semplice palpazione sulla superfice del pene già in stato di flaccidità la presenza della placca di durezza variabile,la sola palpazione però fornisce informazioni solo incomplete.
L’estensione della lesione e le conseguenze della stessa possono essere meglio valutate e stadiate per mezzo delle seguenti indagini:

L’induratio penis plastica (I.P.P.)

La terapia medica più affermata e seguita è costituita da Vit. E :900mg al giorno al fine di ridurre le sostanze chimiche che danneggiano progressivamente le fascie-pericavernose.Essendola IPP una collagenopatia viene utilizzata una terapia fisica topica:la: laser-idroelettroforesi con un cocktail di farmaci sopratutto il VERAPAMIL: calcio antagonista che, soprattutto negli stadi precoci è in grado di inibire la sintesi e la secrezione da arte dei fibroblasti per disattivazione della prolina di collagene) e può portare a un ammorbidimento della placca, a un miglioramento dell’incurvamento penieno e ad una scomparsa del dolore erettivo.Alla terapia fisica appunto negli stadi iniziali cicatriziali puo’ essere associato l’ utilizzo dell’ANDROPENIS penile stretcer in grado di esercitare una trazione passiva modulata del pene, ( da applicarsi per alcune ore al giorno per alcuni mesi sotto stretto controllo andrologico). La tunica albuginea viene così ad estendersi e dilatarsi rendendosi più permeabile ai farmaci veicolati con la Laser-Idroelettroforesi,e così si viene ad ottenere una significativa diminuzione delle dimensioni della placca-fibrosi per cui si riduce la curvatura e si recupera qualche centimetro di lunghezza.

L’induratio penis plastica (I.P.P.) è una malattia descritta per la prima volta circa 250 anni fa, e più esattamente nel 1743 da La Peyronie, chirurgo francese dei tempi del re Luigi XV, malattia a causa tuttora abbastanza oscura e discussa, molto probabilmente plurifattoriale . E’ caratterizzata da una più o meno accentuata deformità peniena dovuta alla presenza di una o di più placche fibrose dure, specie di cicatrici ad aspetto nodulare localizzate a livello dei corpi cavernosi del pene (lungo l’asta). I sintomi principali del morbo di La Peyronie sono il fastidio-dolore del pene (in erezione)l’incurvamento acquisito del pene in stato erettivo, e aggravandosi porta ad accorciamento penieno con progressiva disfunzione erettile che evolve in fase ultima in completa impotenza.

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